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TI RACCONTO UNA STORIA: UN PADRE, UN FIGLIO…E UNA MAESTRA

Essere una blogger e una youtuber significa esporti, farti conoscere, entrare nella vita delle persone. E far entrare queste stesse persone nella tua di vita.
Imparano il tuo nome, il nome dei tuoi bambini, percepiscono gli umore altalenanti, imparano a conoscerti insomma.
Poi capita che ti scrivano, che si raccontino loro a te. E lo fanno attraverso i social, ti mandano una mail, insomma, si fanno sentire in qualche modo. A me capita spesso. Mi chiedete un consiglio, mi chiedete come sto, mi fate i complimenti, e io, non finirò mai di ringraziarvi.
Finchè un giorno mi arriva una mail, di una donna, un’insegnante per la precisione, che si apre a me totalmente. Mi racconta la storia della sua vita, il suo sentirsi mamma anche se non ha partorito lei quel bambino.
VI RACCONTO UNA STORIA…
“Era un giorno di Novembre e, come ogni anno, avevo ricevuto una convocazione per una supplenza. Andai ed ottenni la supplenza. 
Entusiasta ed emozionata come ogni anno, bussai alla porta della classe in cui avrei seguito un bambino.
Appena entrai osservai tutti i volti degli alunni, cercando di intuire quale fosse il bambino di cui mi sarei occupata in maniera particolare. Non ebbi molto tempo perché, dopo pochi minuti, fui chiamata fuori per parlare con il padre del mio alunno. 
Non l’avevo ancora conosciuto, ma ascoltare la sua storia, i suoi problemi, i suoi vissuti dalla voce del padre fu comunque un’esperienza assai forte. 
Quel bambino aveva un papà, una sorella, dei nonni, ma non aveva una mamma. O meglio la sua mamma viveva altrove e lui non la vedeva da molto tempo e nessuno di noi poteva sapere per quanto tempo ancora non l’avrebbe vista o sentita. 
Il bambino aveva subito dei traumi proprio dalla figura che, biologicamente, dovrebbe essere propensa a proteggerlo da tutto e da tutti ed ora era stato rifiutato proprio da quella stessa figura.
Appena salutato il padre, mi girai e riaprii la porta della classe. Un solo bambino si girò, consapevole che avevo appena parlato di lui, lo capii subito dal suo sguardo. Uno sguardo che non scorderò mai più. I suoi occhi persi, un sorriso quasi assente, un’ espressione completamente alienata. Non poteva che essere lui. Chiesi conferma alla collega e mi sedetti accanto a lui per presentarmi.
La sua bellezza era luminosa, potente e penetrante come i suoi occhi vuoti, spaventati e a tratti assenti.
Durante la mattinata decisi di uscire con lui per avere la possibilità di parlare. Di farmi raccontare il suo anno scolastico precedente e per farmi conoscere un po’. Davanti all’aula c’erano diversi spazi disponibili, così fu facile trovare un angolo silenzioso e sereno per noi.
Non scorderò mai la sua forza e il suo silenzio. Trovare le parole per lui era quasi impossibile. I ricordi erano coperti da una coltre di dolore, di difficoltà vissute e di assenze. 
Ricordo ancora la sensazione di vuoto e di timore che mi entrò dentro appena varcato il portone della scuola per tornarmene a casa. 
Quello sguardo era entrato dentro di me, aveva trovato posto nel mio cuore, anche se ancora non ne ero pienamente consapevole.
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Durante le prime settimane, tutte le attività vennero accompagnate da momenti di scoperta e riscoperta delle emozioni e da tentativi di creare un rapporto saldo, basato sulla fiducia, con un bambino che davanti a persone adulte di sesso femminile, diventava evitante, sfuggente, assente, rifiutandole in toto, per quel vuoto che aveva scavato la sua anima e aveva portato alla luce sangue e paura, là dove doveva esserci amore, tenerezza e accoglienza.
In quei primi giorni iniziai a scoprire una forma di amore nuova; io che non avevo figli, mi ritrovai giorno dopo giorno, a ricevere da questo bimbo quell’ INCONDIZIONATO che lui non aveva ricevuto. Credo fermamente che fu lui a farmi diventare madre e non io, ad assumere, giorno per giorno, mese dopo mese, e a distanza di anni, nel suo cuore, un ruolo che qualcun’altro non aveva voluto o saputo assumere. Quel bambino mi insegnò molte più cose di quante io ne insegnai a lui. Ma questo lo racconto un’altra volta…”
Vi lascio e vi aspetto prossimamente per la seconda parte di questo magnifico racconto.

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