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TI RACCONTO UNA STORIA: UNA BAMBINO, UN PADRE…E UNA MAESTRA #2

L’avevamo lasciata la settimana scorsa che ci raccontava i primissimi approcci, i primi sguardi, il primo incontro. Quella mail si fermava li ma io le ho chiesto di continuare, di continuare a raccontarmi la sua storia. E lei lo ha fatto. Se vi siete persi la prima parte la trovate qui, la storia di una donna che si ritrova madre senza che quel bambino sia suo. Come può una donna amare con lo stesso amore di una madre un bambino non suo? Eppure può…

Ti racconto una storia…

“Le prime settimane di scuola con il bambino trascorsero cercando di rompere il muro di silenzio che il suo cuore e la sua mente avevano costruito, per proteggersi da altri dolori e delusioni e per superare i traumi subiti. Giochi, attività, disegni e tante piccole domande quotidiane per costruire un legame e una fiducia che permettesse a lui di concentrarsi sulla scuola, lasciando andare i dolori che lo sovrastavano.

Nel corso dei primi mesi, giorno dopo giorno, gli sguardi, le parole, le carezze e le attenzioni divennero reciproche, pur se confinate nei rispettivi ruoli di alunno e insegnante.

Con il tempo e le attività didattiche connesse alla narrazione, all’ascolto, alla comprensione e lasciando spazio alla fantasia che ogni bambino ha, senza forzare e sopratutto senza giudicare le sue idee, i suoi ricordi che si sovrapponevano ai suoi desideri, egli fece emergere il suo vero carattere e gradualmente le sue paure.

Le affrontammo insieme attraverso il dialogo e la scrittura, attraverso la fantasia applicata al disegno o alla narrazione di storie fantastiche. Quello che ci unì in maniera sempre più indissolubile furono gli sguardi, i gesti, il linguaggio corporeo.

Nei suoi disegni e nelle sue storie i personaggi (animali, creature fantastiche, oggetti parlanti) divennero sempre di più rappresentanti del suo vissuto, dei suoi ricordi più dolorosi e dei suoi desideri. Gradualmente comparve una figura, camuffata in mille modi; era una figura femminile e, di ruolo in ruolo, divenne sempre più centrale nella vita di tutti i personaggi protagonisti di storie e disegni. Gli avvenimenti descritti erano sempre più reali e quella figura femminile assunse un carattere, un aspetto costante e un nome: il mio. Le emozioni che vivemmo insieme sono e resteranno indelebili; come un filo d’oro che unisce i frammenti di un vaso rotto, per ricomporlo e donargli nuova vita, così io divenni per lui e lui per me. Ogni persona, adulta o bambina, uomo o donna, insegnante o allievo, ha delle parti di sé da riparare, più o meno piccole.
Davanti agli occhi vuoti e persi di un bambino, di fronte al calore dei suoi sorrisi e dei suoi abbracci, di fronte alla sua attesa quotidiana per il tuo arrivo, tu capisci che ti sta donando l’unica cosa che ha di veramente suo: il cuore con tutte le sue ferite, con il sangue e le lacrime e con la voglia di farlo rinascere, tra le tue calde braccia.

L’anno scolastico trascorse troppo in fretta e ci ritrovammo alla fine con tanti progressi fatti,tante ferite riparate, nuova voglia di mostrarsi per come si e cercare di amarsi così.


Le ferite profonde che la vita ti dà da bambino ti impedisco di sviluppare un corretto senso di te stesso e una sana autostima e impedisce di vedere gli altri, adulti come coloro che ti hanno ferito, come nel suo caso, come guide o anche solo come alleati.

Costruire un legame, osservare, capire è l’unica strada. Il dolore nello scoprire, conoscere e toccare le ferite della sua anima per me fu costantemente lancinante; le lacrime versate furono tante ma diedero nutrimento al nostro legame insieme ai suoi sorrisi, al suo affidarsi e al suo rendermi il centro nevralgico del suo cuore.

Fu lui a rendermi madre, a scegliere me, giorno dopo giorno, a permettere al mio amore di manifestarsi in lui, cercando di accarezzare le sue ferite e guidarlo a capire che, seppur queste non si rimargineranno mai, saranno dei grandi bagagli per la sua vita, perché l’hanno reso sensibile, empatico, maturo e capace di un amore che, una volta dato, supera ogni confine e non torna più indietro.

Gli scogli furono tanti ma sentire la sua voce emergere ogni giorno più forte (prima con me e poi con le altre docenti), vedere la sua partecipazione aumentare, il suo apprendimento svolgersi in modo assai più fiorente di quanti in molti si aspettassero, vedere il suo sorriso apparire sempre più frequentemente, accogliere le sue lacrime e il suo tremore …. ogni nostra esperienza fu una goccia di cielo e di eternità caduta dal cielo per noi e divenuta roccia salda nel nostro cuore.”

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